Estate 2015: PALESTINA

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NEL VILLAGGIO DI WADI FUKIN

Già da tempo come gruppo giovani di Overseas progettavamo un campo di conoscenza in Palestina. L’idea è nata dalla sensazione sempre più forte che, stando in Italia, non si potesse avere una conoscenza reale ed effettiva di quanto stava effettivamente accadendo. Inoltre c’era anche il desiderio di scoprire un paese in cui Overseas ha speso, e continua a spendere, così tante energie e toccare con mano le ragioni di questo “investimento”.
I primi passi organizzativi sono stati mossi già all’inizio della primavera 2015 dai cooperanti Maria Luisa e Giacomo che hanno
individuato il villaggio di Wadi Fukin e hanno svolto i primi sopralluoghi. A Wadi Fukin Overseas era già presente da anni tramite il progetto sulla salvaguardia delle sementi locali, alcuni dei contadini della valle avevano partecipato al progetto e conoscevano già l’associazione.
Il lavoro preliminare si è suddiviso tra Palestina (sopralluoghi, organizzazione logistica e programma) e Spilamberto, dove abbiamo svolto due incontri con Carla Biaviati.
Gli incontri preliminari erano finalizzati alla conoscenza della situazione palestinese attuale (per conoscere la realtà in cui ci saremmo trovati) e alla gestione nonviolenta dei conflitti (per prepararci ad affrontare eventuali problemi con coloni e soldati). Il campo è durato undici giorni, dal 12 al 23 Agosto, ed è stato volto principalmente all’osservazione e allo studio di fattibilità per campi futuri. Oltre al lavoro svolto a Wadi
Fukin, abbiamo fatto visita a progetti e realtà diversi per avere un’idea globale della situazione in cui ci trovavamo, in particolare a Hebron con Youth Against Settlement, nel villaggio di Twani e Masara con i volontaridell’Operazione Colomba, a Darquandill, in una scuola di musica/arte luogo di incontro e scambio per i ragazzi portata avanti da un gruppo di ragazzi di Tulkarem, a Betlemme all’ Alternative Information Center.
A Wadi Fukin abbiamo lavorato principalmente con due contadini e cercato di conoscere il territorio attraverso incontri e passeggiate nella valle. Siamo stati accolti come fossimo di famiglia da tutte le persone
del villaggio che abbiamo incontrato, in un clima accogliente e disponibile. Abbiamo passato più tempo a bere caffè che a lavorare
la terra, ascoltato e registrato video per più minuti di quanti non ne abbiamo passati piegati vicino al terreno, ma questo era quello che
sembrava chiedessero tutti: poterci accogliere. Il solo fatto che noi fossimo lì, che ci interessassimo alle loro storie bastava. Il bisogno di parlare, la speranza che la nostra voce in Italia avrebbe potuto aiutarli era tutto quello che ci veniva chiesto.
Ogni giorno passato a Wadi Fukin faceva nascere una motivazione in più per fare il campo proprio lì. Quando tornavamo al villaggio, tra una visita e l’altra ai progetti, ci sentivamo a casa, tranquilli e protetti ma allo
stesso tempo angosciati dalla visione della colonia a cui i nostri occhi proprio non riuscivano ad abituarsi. Wadi Fukin può essere
considerato un po’ come l’emblema della situazione palestinese: racchiude tanti e diversi problemi, dai più evidenti ai più nascosti, come l’elevato numero di persone del villaggio che tutti i giorni vanno a lavorare nella colonia per la mancanza di alternative lavorative.
Noi tutti siamo fortemente intenzionati a ripetere l’esperienza l’anno prossimo.
Pensiamo che questa, oltre ad essere un’ottima esperienza di crescita personale, abbia il valore aggiunto di “contagiare” le persone. Dopo aver fatto esperienza diretta dell’assurda situazione palestinese una persona non può rimanere indifferente, quindi tornando in Italia ne parlerà sicuramente con amici e conoscenti.In questo modo potremmo avanzare verso l’obiettivo ultimo del campo, ma anche comunicare le ragioni dell’impegno di Overseas in Palestina, ovvero rompere il
velo di silenzio e falsità che ricopre questo paese e accelerare, così, quel processo di pace che, prima o poi, dovrà raggiungere il
suo compimento.

Alex, Andrea, Barbara, Eleonora

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